Skip to content

Terremoto FIGC: Gravina si dimette, il calcio italiano è al punto zero

Il terremoto tanto atteso è arrivato. Gabriele Gravina ha rassegnato le dimissioni dalla guida della FIGC, chiudendo un ciclo durato quasi otto anni e segnato da profonde contraddizioni.

Una decisione maturata dopo giorni di tensione e, soprattutto, dopo l’ennesimo fallimento della Nazionale italiana, che ha fatto esplodere una crisi ormai impossibile da contenere.


La fine di un ciclo

Le dimissioni arrivano all’indomani del disastro sportivo contro la Bosnia, che ha sancito l’ennesima esclusione dell’Italia dal Mondiale. Un risultato che ha reso inevitabile il passo indietro del presidente federale, travolto dalle critiche e dalle pressioni istituzionali.

Gravina lascia così una Federazione che aveva guidato dal 2018, portando sì il trionfo a Euro 2020, ma anche due (ora tre) fallimenti mondiali che hanno segnato in modo irreversibile il suo mandato.


Dimissioni “meditate”, ma inevitabili

Nelle prime dichiarazioni dopo l’addio, Gravina ha parlato di una scelta “convinta e meditata”, pur ammettendo amarezza per la conclusione del suo percorso.

Una decisione che arriva però in un contesto di forte pressione politica e mediatica, con richieste esplicite di cambiamento e una perdita di fiducia ormai evidente.


Ora si apre la corsa alla successione

Con le dimissioni ufficiali, si apre una nuova fase per il calcio italiano. L’assemblea federale ha già fissato la data per eleggere il nuovo presidente: il 22 giugno.

Tra i nomi più caldi per la successione:

  • Giovanni Malagò
  • Giancarlo Abete
  • Matteo Marani

Una corsa che si preannuncia decisiva per il futuro dell’intero movimento.


Non solo Gravina: il segnale è più profondo

Le dimissioni del presidente non sono un caso isolato. Anche Gianluigi Buffon ha lasciato il suo ruolo all’interno della Nazionale, segnale evidente di un sistema che sta vivendo una crisi profonda.

Il problema, infatti, non riguarda solo una figura dirigenziale, ma l’intero modello calcistico italiano.


Rifondazione obbligata

Il calcio italiano si trova ora davanti a un bivio: continuare con piccoli aggiustamenti o avviare una rifondazione reale.

Le parole chiave sono già chiare:

  • riforma dei settori giovanili
  • valorizzazione dei talenti italiani
  • revisione delle strutture federali
  • nuova identità tecnica

Conclusione

Le dimissioni di Gravina rappresentano la fine di un’epoca, ma soprattutto l’inizio di una fase delicatissima.

Il calcio italiano ha toccato il fondo. Ora non basta cambiare un presidente: serve cambiare tutto.

Article topics

Leave a comment

Lascia un commento